giovedì 2 aprile 2009

14 Marzo 2009 – Maccheroni con polpa di granchio e mela, seppie ripiene

Dopo un lungo periodo di assenza dai fornelli, sabato decidiamo di cucinare una bella cenetta, mossi in generale dal desiderio di mangiare del buon pesce. L’arrivo improvviso della primavera fa si che ci troviamo, libro alla mano, a decidere il menu seduti su una panchina con vista sul Lambro al Parco Lambro (che, per inciso, è un bel parco, ma il fiume sembra veramente una discarica a cielo aperto……), e nella mia (nostra? :D ) baldanza opto (optiamo? :D ), come primo, su una scelta abbastanza ardita: zappetta (o meglio zUppetta!) di topinambur con mango e limone. Appena però leggo la ricetta cominciano a venirmi dei seri dubbi in quanto la ricetta sembra davvero molto, forse troppo, originale, e alla fine abbandono decidendo di cercare un sano sugo per un bel piatto di pasta! E alla fine, dopo attenta ricerca, trovo qualcosa di divertente anche se meno “osé”, ovvero il sugo con polpa di granchio e mela. Come secondo decido che devo affrontare una preparazione che mi ha sempre spaventata ma che mangio sempre con immenso piacere, ovvero le seppie ripiene (cuoco1 concorda! Piatto da re, semplice ma gustoso). Il mio problema con questa ricetta è che ho sempre temuto il rischio della seppia dura e stopposa e non mi sono mai decisa a farla, però questa volta ho deciso di abbandonare ogni reticenza e di fidarmi ciecamente dell’amico Allan. E già vi anticipo che ho fatto bene, perché le seppie erano davvero eccellenti, e hanno fornito anche ottimi avanzi!


Allora, il sugo per la pasta richiedeva polpa di granchio, una mela verde (aggiungo io, da agricoltura biologica!), del dragoncello, mandorle e gli immancabili sale e pepe. Sembravano, a prima vista, tutti ingredienti di facile reperibilità anche se non avevo calcolato che la fidata Esselunga potesse non avere la polpa di granchio! E invece, dopo lunghe e affannose ricerche, e petulanti richieste a tutti gli addetti che siamo riusciti a fermare, ci siamo arresi all’evidenza: proprio non c’era! Abbiamo preso il resto degli ingredienti per le due preparazioni e abbiamo provato al mercato comunale(niente), a un discount (ma quando mai!) e finalmente a un piccolo supermercato di quartiere che incredibilmente ne aveva in abbondanza, e di buona qualità! Evviva!


E ora passiamo ai risultati. Più standard la riuscita delle seppie, che prevedono un ripieno saporito di erbe, capperi, olive (la nostra scelta ricade sulle taggiasche, e ci permettiamo di consigliarle), e altri ingredienti che non sveliamo per non infrangere il copyright (!); la paura di cuoco numero 2 di ottenere un piatto asciutto e stopposo fortunatamente non si concretizza. Le seppie, anzi, cuociono anche più del tempo previsto dalla ricetta, e risultano davvero gustose e leggere. Avendo leggermente abbondato con le dosi per il ripieno e comprato seppie di dimensioni preistoriche, parte del necessario per il ripieno finisce ad insaporire il sugo con buoni risultati (se le dosi per la salsa sono corrette, vi raccomandiamo di procurarvi un buon pane per fare scarpetta!).

giovedì 22 gennaio 2009

20 Gennaio 2009. Vellutata di cipolle e gamberoni; calzone farcito.

Dopo una lunghissima assenza in cui non abbiamo smesso di mangiare, però di cucinare si, ieri sera abbiamo preso il toro per le corna e, alle 7 di sera, siamo andati al supermercato armati di libro e bellicosi propositi. Dopo un breve consiglio di guerra in macchina abbiamo stilato un menu gustoso ma che fosse abbastanza veloce da preparare data l’ora tarda e il suono della sveglia il mattino dopo.


Non so quanto democraticamente (diciamo che la proposta è stata MOLTO caldeggiata), ma io ho caldeggiato la preparazione di una zuppa e di un antipasto facente le funzioni di secondo, scelta rivelatasi direi molto azzeccata! La cena era in tavola in un tempo ragionevole, era tutto molto gustoso ma leggero (credo che qualcuno aggiungerà che forse il tutto era troppo leggero!), (Un poco troppo leggero in effetti! Ma se era fatto troppo tardi per mangiare altro!) e finalmente abbiamo rimesso mano ai fornelli.

Per evitare di svenire di inedia abbiamo comprato dei formaggini da antipasto accompagnati dal mio vino australiano preferito per rapporto qualità-prezzo e reperibilità (spolier: pubblicità, ma ne vale la pena. Si tratta di un biano yellow tail, di cui ho scoperto esiste una pubblicità divertente!). Foraggiati e rilassati abbiamo quindi iniziato a preparare la vellutata di cipolle ai gamberoni e il calzone alla bufala, entrambi dal primo volume “Cuochi si diventa”.

Due cipolle gialle, fatte imbiondire nel burro (o era olio? ;) ), cui abbiamo aggiunto un brodo di crostacei e del roux, erano la base della vellutata, completata con i gamberoni saltati in padella. Il risultato è stato ottimo: le cipolle erano saporite, con un fondo dolce che però ben si accompagnava al brodetto gustoso e a un’abbondante spolverata di pepe. Ho resistito alla tentazione di salare il tutto, anche se ammetto che, avendo dimenticato di mettere il sale durante la cottura dei gamberoni, ogni cucchiaiata con i medesimi era accompagnata da un pizzico di sale!

L’antipasto/secondo è stato un altro successo, anche se avremmo dovuto tenere in maggiore considerazione il consiglio di fare scolare bene (auliche ora) la bufala prima di utilizzarla…..Infatti il calzone era farcito con pezzetti di bufala e broccoletti saltati, sale e pepe e poi cotto in forno ad alta temperatura. Il tutto è risultato buono, ma la pasta era un pochino troppo bagnata. Rifacendoli credo che mi atterrei scrupolosamente al consiglio di Allan (ad avere il tempo necessario per seguire i i suoi consigli alla lettera...). Nel complesso però dò pieni voti anche a questo piatto, che mi dicono sia molto buono anche riscaldato in microonde! (chi sarà l'autore della diceria... :) E' un piatto decisamente buono da riproporre come spuntino o parte di pasto principale il giorno dopo)

Queste preparazioni mi ispirano anche sue considerazioni “ortogonali”: la prima è che la disponibilità di prodotti base già pronti ma freschi (in questo caso, la pasta di pizza è stata acquistata nel banco frigo del supermercato, tra l’altro marca della casa) facilita la vita, rende possibile la preparazione di piatti che altrimenti richiederebbero molto più tempo e permette di variare le ricette. Alcuni cosiddetti “aiuta cuochi” sono semplicemente ridicoli, come la cipolla sminuzzata e surgelata per il soffritto che probabilmente costa 30 volte il prodotto fresco non lavorato, ma altri sono davvero utili e in fondo, a vedere gli ingredienti, non così diversi dalla versione home-made. La seconda considerazione me l’ha suggerita il brodetto di crostacei e un recente risotto preparato a partire dalle ossa avanzate dei nodini di vitello: molte volte si buttano via quelli che sono apparentemente scarti della lavorazione, che però, con poca fatica, possono essere utilizzati con successo.

Anche se non concordo sulla cipolla già tagliata (forse l'ideale è farla di propria mano e tenerne una scorta per ogni evenienza.. Ma anche i dadini surgelati non sono malaccio!), concludo dicendo che la cena è stata davvero gustosa e saltando qualche dettaglio (come lo sgocciolare la bufala a dovere) è stata anche di semplice e veloce preparazione. Per me voto 8 al calzone e un bel 9 alla vellutata, semplicissima da preparare, gustosa e di sicuro effetto per palato e occhi dei vostri ospiti!!!

Buon appetito,

martedì 30 settembre 2008

Sabato 20 Settembre 2008. Risotto alla Milanese; Rustin Negà.





E' il primo vero sabato d'autunno, la notte appena passata ha mostrato una nebbia d'altri tempi e il primo fresco avvisa del cambio di stagione, e con questo dei sapori. Cuoco numero 1 (o 2, visto che oramai abbiamo perso il conto) decide di preparare un pranzo milanese (questa scelta su richiesta dei convitati!) per papà e mamma :D



La ricerca degli ingredienti è rapida, il sabato mattina in una città di provincia prevede un centro storico con tante persone appiedate e facilità di raggiungere tutti i negozi, fra cui una macelleria con carne di prima qualità. Si fatica solamente a trovare il midollo che vedete scurire il risotto qui a sinistra! Considerazioni sulla salute e sul rischio potenzialmente associato alle malattie trasmesse con queste parti del bue non ci frenano, e aver insistito tanto alla fine premierà. Il risotto è gustoso e sceso al punto giusto, e i tanti piccoli consigli del testo di Allan aiutano a trasformare un piatto relativamente semplice in una squisitezza.

Il rustin negà completa il pranzo milanese. La preparazione va affrontata con sufficiente anticipo. Non è un piatto eccessivamente complicato, ma la cottura è alquanto lunga e per non lasciare buchi enormi fra il primo e il secondo conviene farla partire prima di consumare il primo piatto. Nonostante l'abbondanza di burro prevista nella preparazione il piatto rivela il giusto corpo: in equilibrio fra la sostanza richiesta da un pranzo autunnale e l'esigenza di non trascorrere il pomeriggio in una comatosa pennichella! Un consiglio personale, forse banale, riguarda la scelta della carne. La cottura lunga a burro e vino dovrebbe ammorbidire anche i tocchi meno teneri, ma in realtà il piatto si esalta con un nodino di vitello scelto con cura, e, se possibile, senza badare troppo a spese...

Non prepariamo contorno perchè il pranzo è sufficientemente corposo. Innaffiamo però il tutto con un bel vino, stranamente, visto il corpo delle pietanze, bianco (ma la giustificazione ufficiale è che si dà l'addio all'estate!). La scelta ricade su un vino poco noto ma davvero squisito: un Timorasso di Tortona, un vitigno trascurato fino agli anni '80 ma in discreta ripresa ai nostri giorni.

Buon appetito!!!!

venerdì 19 settembre 2008

17 Settembre 2008. Vellutata di lattuga; cannoli di tonno al tonno

E’ arrivato l’autunno!!! E finalmente ci si può lanciare senza (troppi) sensi di colpa su preparazioni più invernali…L’altra sera la scelta è ricaduta su un menù di pesce, in cui il primo piatto era una fumante vellutata di lattuga con frutti di mare, seguita da cannoli di tonno (peraltro re-interpretati con molta fantasia!). Una breve premessa: tra una cosa e l’altra, abbiamo iniziato a cucinare alle 9 circa, e ora delle 10 la sottoscritta era pronta per andare a dormire, anche se metà della cena era ancora da consumare. Questo indizio può forse gettare luce sul generico senso di insoddisfazione personale per la riuscita delle preparazioni…Infatti, complessivamente la cena non mi è dispiaciuta, però ho avuto delle leggere perplessità, dovute più che altro a indicazioni un po’ lacunose delle ricette (Cuoco numero 1 aggiunge: credo che la stanchezza giochi il ruolo principale nell’insoddisfazione delle ricette!)
Dopo questo verboso preambolo, passiamo senza indugio alle ricette!

Il primo sembrava molto invitante: una bella vellutata a base di lattuga e altre verdure servita dopo essere stata passata con il magico frullino, e accompagnata da un misto di frutti di mare scottati con aglio e olio. E qui secondo me si cela il vero “baco” della ricetta: la dose indicata di frutti di mare era sicuramente troppo modesta, e non suggerire cosa esattamente comprare hanno creato qualche piccolo problema. Noi abbiamo optato, per motivi di tempo, per un misto già pronto per un sugo di mare (salmone, merluzzo, polipo e seppie) tagliati a pezzettini. La combinazione con la vellutata non era male, però secondo me sarebbe stato più indicato un misto di vongole, seppie e co., e magari gamberetti. Se volete provare la ricetta, vi consigliamo anche di raddoppiare la dose consigliata dei frutti di mare! A parte quest’osservazione, la vellutata era deliziosa, e sarebbe stata perfetta anche solo con dei semplici crostini di pane a cassetta! (Cuoco numero uno concorda; anche se a rigore abbiamo sbagliato noi a mettere il misto con merluzzo e salmone, visto che non dovrebbero essere considerati frutti di mare! Però condivido la critica alla quantità, che noi abbiamo già disatteso per eccesso. Per due persone vengono consigliati 80 grammi di frutti di mare. Se doveste mai ripetere la ricetta, vi prego, TRIPLICATE la dose!)

Per quel che riguarda il secondo, nulla da eccepire sul gusto (anzi, il risultato finale era ottimo!), ma sulla preparazione. L’obiettivo finale era di avere delle belle fette ampie ma sottili di tonno fresco da farcire con un trito di tonno, olive e altri aromi (se volete scoprirli… Comprate il secondo volume!), avvolte da fette di pancetta previo arrotolamento a cannolo. L’idea era ottima, peccato che presupponga la disponibilità di un trancio di tonno di dimensioni improbabili (almeno per chi come noi, fa la spesa di fretta al supermercato!). Infatti le nostre fettine erano si sottili, ma più simili a striscioline, e questo ci ha portato a modificare la ricetta preparando in pratica dei simpatici spiedini! Il risultato finale era, ripeto, ottimo come gusto, però mi sono sembrate un po’ improbabili (poco realistiche e poco dettagliate) le spiegazioni.
Qui cuoco numero 2 aggiunge che il risultato è davvero buono per gusto, con una curiosa fusione di gusti semplici e delicati (il tonno e il basilico) e forti e decisi (pancetta e capperi). Non posso che concordare con cuoco numero 2: nella mia modesta esperienza non ho mai visto tranci di tonno tanto grandi da permettere di dare all’involtino la forma di un cannolo! Però è un piatto semplice e di rapida preparazione, che senz’altro consigliamo!

Buon appetito,

mercoledì 10 settembre 2008

L'angolo del critico 2


Ed eccoci con un nuovo ristorante da recensire! Forse dovremmo anche rimetterci a cucinare (che è pure più sano per le nostre finanze!)….
Allora, non ancora del tutto riacclimatati alla normale vita lavorativa, decidiamo di andare in una pizzeria-ristorante tranquilla, che ci faccia sentire ancora un po’ in vacanza. Dopo una rapida consultazione, cuoco 1 propone “Frijenno e magnanno”, pizzeria napoletana in zona Centrale. Cuoco 2 viene attirata con la promessa di fritti (e il nome del locale non ne fa mistero! NDCuoco numero2) e piatti abbondanti, e devo dire che le promesse vengono mantenute! Il nostro menù si apre infatti con un antipasto di fritti misti, prosegue con paccheri con gamberi e ricotta e un calzone tradizionale, concludendosi con un pantagruelico cannolo siciliano e una onorevole fetta di pastiera.

L’antipasto consiste di un abbondante misto di fiori di zucchina, pizzetta, mozzarella in carrozza, mini-arancini, crocchette e pastella con erbe aromatiche….tutto rigorosamente fritto! A me è piaciuto tutto, il fritto era abbastanza leggero e tutte le preparazioni gustose e ben fatte. E la dose era veramente onesta. Passando al resto, cuoco 2 ha preso i paccheri: buoni, tanti anche se niente di eccezionale. Assaggiando invece il calzone, ho deciso che quella sarebbe stata una scelta vincente: era buonissimo! Pasta, ripieno, cottura: nulla da eccepire! Vediamo però se cuoco 1 è d’accordo….

Certo che lo sono! (Back office della cena: l’unica critica alla cena da parte di cuoco numero 2 è venuta dalla quantità onestamente imbarazzante di carboidrati. Fra fritti, pasta, pizza e dolce credo che se ci fossimo misurati la glicemia avremmo rotto la macchinetta! E ovviamente cuoco numero 1 ha gradito!). Tutti i piatti si rivelano all’altezza, ma il calzone è a mio avviso di gran lunga il piatto più riuscito rispetto alla tradizione napoletana.

E, dulcis in fundo, che buoni i dolci! Il cannolo era di dimensioni ragguardevoli, con la farcia di ricotta soffice e spumosa, con la scorza d’arancia candita e gocce di cioccolato e proprio delizioso! Buona anche la pastiera, anche se il vero estimatore è cuoco 1, cui lascio la parola per il panegirico!
Panegirico: che altro dire della pastiera? Credo davvero si tratti della manna di biblica memoria. Quella di Frijenno e magnanno è buona: non come ricordo gli esemplari provati in Campania, ma molto onesta.

Cuoco numero 1 chiude aggiungendo che involontariamente il ristorante era stato già recensito (positivamente) da Allan sul Corriere del 25 Maggio 2001. Qui seguono alcuni estratti della recensione:

"Più napoletano di così proprio non è possibile […] fin dal nome che letteralmente vuol dire friggendo e mangiando. […] Maria Tommasino, che ha voluto questo nome accattivante, è napoletana purosangue e viene da una famiglia da sempre impegnata nella ristorazione"
piatti di particolare nota: pizze, fritto Italia (crocchette di patate e pasta di pane ripiena di frutti di mare), maccheroncini alla vesuviana, pasta e fagioli con le cozze, linguine al cartoccio di frutti di mare, orata all'acquapazza, branzino fritto
da segnalare i vini: "pochi i vini, tutti nati all'ombra del Vesuvio"

Buon appetito!!!!

giovedì 4 settembre 2008

L’angolo del critico (beh non esageriamo! Dell’aspirante critico?)

Come promesso, ecco la nuova rubrica del nostro blog! Abbiamo deciso di condividere le nostre esplorazioni dei ristoranti milanesi, ristoranti che vengono scelti o in base all’ispirazione del momento, o attingendo al nostro guru, ovvero tramite le recensioni di Allan sul Corriere.
Il nostro primo esperimento ufficiale è un nuovo ristorante vegetariano (definizione un po’ riduttiva forse….) in via Buonarroti, “il Muscolo di Grano”. Rimandiamo al sito e alla recensione del Corriere Milano (http://www.corriere.it/vivimilano/a_tavola/articoli/2008/07_Luglio/22/muscolo_di_grano.shtml) per maggiori dettagli tecnici: basti sapere che il muscolo di grano è un impasto a base vegetale che sostituisce la carne, il prosciutto, la bresaola, la salsiccia……

Che dire allora? Innanzitutto, il locale è molto carino, con un bell’arredamento rilassante e originale, la proprietaria e il personale (tutto femminile, cosa che io personalmente ho apprezzato molto: mi sembrava di andare a cena da un gruppo di amiche! – Qui cuoco #2 aggiunge che la cosa l’ha lasciato personalmente alquanto indifferente Ma in effetti il personale è cortese e disponibile!) simpatiche e disponibili. Il servizio era un po’ lentino, ma credo che fosse la serata sfortunata: c’era infatti un gruppo di circa 50 persone al piano superiore che ha calamitato molte risorse! In ogni caso, niente di tragico!
I nostri eroi hanno deciso di prendere un antipasto in due e poi di lanciarsi sui classici primo, secondo e dolce, tanto per restare leggeri!


Allora, ecco il menù:
Enchiladas
Un bell’antipasto sfizioso con un ripieno di verdure e carne trita (dove ovviamente la carne è muscolo di grano!) che a modesto parere di cuoco #2 è il piatto più simile all’originale da carnivori! In tutta onestà, a paragone di un’enchilada normale, non saprei distinguere!

Pasta con salsiccia
Altro piatto davvero riuscito, una memoria di qualche trattoria del centro Italia (diciamo, l’Ubu Re di Perugia? ) vi solletica il palato, ma poi gli ingredienti leggeri e il contesto raffinato vi ricordano che siete in un ristorante bio in piena zona Fiera!

Battuta di carne/muscolo di grano

Straccetti di carne su letto d’insalata

Un piatto che fa onore all’idea del muscolo di grano. Siccome l’essenza stessa del piatto è la carne, qui si avverte maggiormente la differenza con la carne, ammettiamolo, quella vera... La consistenza è meno sostanziosa e le fibre differenti. Ma il piatto è gustoso e appetitoso, anche per chi come me non è appassionato del cibo bio. Complessivamente una buona valutazione, ma rimaniamo curiosi entrambi della fiorentina, celebrata da Allan nella recensione su Vivimilano e terminata quella sera.

Qui, e scusateci ma ci sono state le vacanze di mezzo, non ricordiamo i dolci! Data la soddisfazione del posto direi che dovremo tornarci ed esplorare nuovamente il menu!

Complessivamente sono rimasta molto soddisfatta sia dal gusto dei piatti in assoluto, sia dal confronto con l’equivalente a base di carne (e confesso di essere una carnivora impentitente!). Dosi giuste, ottime preparazioni, buon servizio, locale simpatico e comodo da raggiungere: direi che è un posto che consiglio a chi vuole mangiare bene e sano e che cercheremo di tornarci!

giovedì 24 luglio 2008

Giovedì 17 Luglio 2008. Ostriche cotte al gorgonzola; linguine ai gamberi e zucchine; sogliole allo champagne.

Settimane (o forse mesi!) di assenza dal blogghino…sorry! A nostra scusante, super lavoro per entrambi! Ora però l’estate si avvicina (e la voglia di lavorare cala in picchiata) e siamo finalmente di nuovo nella stessa città, quindi via con le super cene! Qualche sera fa abbiamo deciso che era necessario preparare qualcosa di buono attingendo alla mitica fonte per non essere definitivamente banditi dall’etere. Nella mia incredibile organizzazione, mesi addietro avevo preparato una lista con quattro menù già assemblati, così è stato possibile metterci d’accordo via mail e arrivare a casa di cuoco number 1 con spesa mirata già fatta, che efficienza!
Il menù era a base di pesce, e che pesce oserei dire! Infatti, come antipasto ostriche al gorgonzola, come primo tagliolini con gamberi e zucchine (ricetta non di Allan, però veramente buona e di questa possiamo anche fornire ricetta senza paura di infrangere il ©), e come secondo sogliole allo champagne (cioè al vino bianco, in fondo siamo squattrinati…). Come potrete immaginare, il dolce ci sembrava veramente un po’ troppo e abbiamo optato per una dignitosa macedonia mista di mamma-Esselunga.
Prima di spiegarvi le ricette e mostrarvi le foto, vi anticipo che è stata una cena super iper mega deliziosa: l’antipasto unisce in maniera squisita due dei miei ingredienti preferiti (mancavano aragosta e caviale, ma forse a quel punto sarebbe stato un po’ esagerato), gamberetti e zucchine si sposano a meraviglia, e la sogliola era leggera ma davvero gustosa. Insomma, io sono soddisfatta del risultato, e devo ammettere che ho scoperto che le ostriche sono molto buone anche cotte!
Inoltre abbiamo ormai acquisito un certo metodo di lavoro, e siamo riusciti a calibrare bene i tempi delle varie preparazioni in modo da riuscire a gustarci i vari piatti man mano che gli altri erano in cottura. E abbiamo lavato tutto man mano, evitando così l’orrenda pila di piatti, padelle e padelline da sistemare alla fine della lauta cena: ci meritiamo un bel 30 per l’organizzazione scientifica del lavoro!





E ora ai piatti. Le 12 ostriche sono state prima messe in forno per qualche minuto affinché scaldandosi si aprissero più facilmente, e poi sono state ricoperte di una deliziosa cremetta di panna e gorgonzola, spolverate di pangrattato e messe al grill. Devo dire che il risultato era veramente strepitoso: due sapori definiti che si combinano alla meraviglia!





Per la pasta lascio la parola al mio compare, creatore della gustosa ricetta!






Eh già... Siamo nuovamente nella stessa città, e credo sia difficile festeggiare con un menu più ricco!



Il cellulare con cui abbiamo scattato le foto merita un plauso, perchè il risultato rende abbastanza onore all'originale. Peccato che la tecnologia non ci abbia ancora dotati di dispositivi per riprodurre i profumi... E' un caldo luglio, nel pieno della canicola milanese, ma il profumo delle ostriche crude riporta subito al mar ligure, o meglio ancora, a qualche taverna sul mare del nord, magari dalle parti di Calais, dove gustare le ostriche con un bianco strutturato e qualche vela in lontananza. Se credete questa descrizione eccessiva, chiedete a cuoco numero 2 cos'ha fatto prima di infilare le ostriche in forno! (Hint: un sorriso celestiale si è aperto al profumo emanato dalla futura cena!).






Ma passiamo, come anticipato dalla mia "compare", alla pasta. In origine il ricco menu scelto (A Gennaio!!!!) comprende anche una minestra di gamberi che promette sì grande gusto, ma anche una lunga lavorazione (Si parla di un'oradi cottura) e soprattutto un'emanazione di calore prossima a quella da fusione del nucleo di una centrale atomica francese. Optiamo quindi per un piatto più artigianale dell'originale di Allan, e più consueto: le linguine ai gamberi e zucchine.





La preparazione è piuttosto semplice. E da buon piatto semplice, la qualità è data dagli ingredienti (nel nostro caso siamo fortunati e sia la pasta che i gamberi si rivelano gustosi!). Facciamo scottare in padella i gamberi precedentemente sgusciati con una zucchina che tagliamo julienne a mano (per mantenere i pezzi sufficientemente corposi), dopo averla pelata (il che in cottura permette che si formi una sorta di crema di zucchine che lega il sugo della pasta). In un buon olio extravergine (eh già, secondo noi non si frigge con oli di semi!) si possono aggiungere diversi sapori mediterranei. Nel nostro caso ci rivolgiamo al prezzemolo e al classico pepe nero. Mentre l'acqua è portata ad ebollizione e la pasta si cuoce, il sugo è pronto, e il risultato... Beh, vi invitiamo a ripetere il semplice piatto, e attendiamo commenti!



La cena prosegue con un'altra ricetta di Allan, anche questa caratterizzata da grande semplicità. Si tratta delle sogliole allo champagne: probabilmente il piatto pù facile fra quelli provati questo turno. Il trucco ancora una volta sta nello scegliere un buon pesce, e far deglassare il piatto con la giusta quantità di vino bianco (o champagne per i più facoltosi!). Piatto molto buono e leggero, con un'unica avvertenza: il consumo del giorno dopo (eh già, non ditelo a nessuno, ma non buttiamo gli avanzi dei nostri banchetti!) va effettuato previo riscaldamento, pena la formazione di una crosticina di burro e farina piuttosto spessa e poco attraente!



Insomma, la cena di riunione dopo tanti mesi è divertente e gustosa. La base di pesce permette di pregustare le sospirate vacanze, ed immaginare spiagge al tramonto e bei paesaggi...



Chiudiamo il post con un accenno ad alcuni possibili sviluppi, cui stiamo ancora pensando, per il nostro blog! Nell'attesa di notizie, vi auguriamo...



Buon appetito!
 
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