É uno strano e afoso lunedí di Maggio in un remoto Paese del Nord Europa. Lunedí di festa, peraltro, quindi il giorno ideale per comprare ingredienti freschi di giornata e cucinare con calma e cura qualche manicaretto.
Il caldo non fa desiderare piatti bollenti: richiede piuttosto piatti leggeri e gustosi, davanti ai quali scambiare due chiacchere. E infatti l'unico piatto che verrá servito caldo sono le linguine al curry e gamberetti... Un piatto divertente e sfizioso che si fa perdonare la temperatura bollente con un gusto esotico (almeno per gli invitati occidentali: l'amico cinese lo trova banale!) e una consistenza rotonda e piena. La ricetta di Allan é seguita alla perfezione, fatto salvo il fatto che il pollo e la mela usati per la cottura della salsa al curry non vengono tritati (per mancanza di attrezzi adeguati!), ma tolti dal fuoco a cottura ultimata (e usati per condire a pranzo un buon riso basmati!
Gli invitati apprezzano molto l'esperimento indo-italiano, e persino una ragazza turca, che odia nell'ordine cipolle, curry e gamberetti apprezza il primo, tanto da accanirsi in una suprema scarpetta... Ma decisamente si puó fare meglio la prossima volta! Magari cercando gamberi piú grandi e lavorando sulla densitá della salsa.
Siccome il caldo regna sovrano, per il secondo decido di preparare un grande piatto della tradizione italiana, ovvero
la ratatouille, seguendo peró i consigli di Allan per la peperonata (e quindi decidiamo di pubblicare anche questa parte... I nostri 25 lettori ci perdoneranno?)
Per evitare ustioni del palato agli invitati il piatto viene servito tiepido. Le preparazione, di gran lunga la piú time-consuming fra i tre piatti, avviene con i crismi. Le verdure vengono fatte cuocere una ad una per rispettare tempi di cottura diversi. Fortunatamente l'acquisto mattutino si rivela fortunato: le zucchine risultano passabili, ma i peperoni e le melanzane addirittura deliziose. Piccola nota: l'aggiunta di due piccole papriche dolci (cioé dei simil-peperoni da cui si ricava la spezia omonima) si rivela appropriata, il colore brillante delle verdure non inganni: se la paprica é dolce é molto compatibile con i nostri gusti e esalta il sapore della ratatouille.
Non commento l'uso sfrenato del pane sul sugo della ratatouille, che rivela il successo del piatto - probabilmente quello che incontra meno resistenza nel palato degli invitati stranieri.
La cena si chiude su un altro grande dolce della tradizione italiana: la panna cotta.
Nella preparazione della panna cotta qualche piccola modifica in corso d'opera é richiesta dagli ingredienti del luogo. In particolare lo zucchero nella panna é di canna e insaporito al cioccolato: se lo trovate in Italia utilizzatelo, il risultato é delizioso. Al posto della vanillina, poi, ho usato gli aromi di vaniglia (e fin lí niente di strano!) e rum. Quest'ultimo sparisce letteralmente nel dolce degli altri ingredienti, quindi se desiderate un retrogusto alcoolico puntate sul liquore puro.
Risultato molto buono, ma con piccola nota negativa sulla presentazione: in assenza di formine di qualitá ho dovuto comprarne di carta, col risultato che il liquido caldo le ha deformate, producendo dolci sformati (letteralmente). Quindi voto eccellente al gusto, ma insufficiente alla forma!
La cena si é trascinata per ore. I convitati hanno apprezzato tutti i piatti, con i caveat sopra citati! Ma l'esperimento nel complesso ha avuto successo. Ultima nota sui vini: in assenza dell'ampia scelta di un bancone di supermercato italiano mi sono orientato su un bianco sudafricano fruttato, molto appropriato per il vino, e su un pinot nero australiano per la ratatouille, con risultati molto buoni. Purtroppo é vero: stiamo perdendo anche quel monopolio!
Buon appetito,




Il piatto chiude degnamente la cena a base di pesce, il fresco dei frutti di bosco è canto per la gola, con l'unico limite della mancanza di adeguate formine, che fanno sì che si perda la presentazione originale suggerita da Allan (cioè lo jogurt greco al centro di una forma a ciambella), ma anche che al distacco dalle formine d'alluminio usate da noi parte delle gelatine si sformino.