E’ un sabato pre-primaverile e il sole e campeggia allo zenith. Verso l’ora di pranzo i due cuochi decidono di invitare nella tana del lupo un’altra coppia di amici, il cui lui è un piemontese dal notorio appetito (per usare un eufemismo) mentre la lei, ballerina a tempo perso, coltiva strane idee (strane idee solo per cuoco number one, che invece è caratterizzato da fame atavica e perenne!
Ndr) sulla conservazione della linea. Questa volta la ricetta viene scelta subito prima della spesa, ancora una volta effettuata nella rush hour dei supermercati milanesi, ovvero il sabato pomeriggio.
Memori dell’ultima esperienza, da cui (letteralmente) i nostri sono usciti scottati, si cerca di comune accordo di imbandire un menu ricco ma fresco. Questa volta è il secondo testo sacro ad ispirare le nostre azioni (quello per intenderci con la copertina bianca). Come al solito la preparazione della serata viene posposta – in fondo è sabato e una lunga settimana ha preceduto il pomeriggio di festa! Questo però riduce la scelta dei piatti a quanto può essere cucinato in tempo utile, dove l’acquisto degli ingredienti necessari avviene verso le sei e mezza, mentre due ore dopo i nostri amici dovrebbero arrivare. Optiamo dunque per un antipasto sfizioso, mentre puntiamo su un primo sostanzioso per sfamare le nostre cavie.
La scelta dell’antipasto ricade su due diversi tipi di claflotti (Allan’s way for clafoutis!), il primo ai pomodori e champignon; il secondo al rocquefort e prosciutto. La preparazione del piatto risulta divertente e facile. Una pastella semplice viene preparata con uovo, latte e panna, mentre la farina di grano (lo possiamo testimoniare!) può facilmente sostituire la maizena, non presente in casa. Il clafotto ai pomodori e champignon resiste anche alla sostituzione dell’aglio con lo scalogno (anche se indubbiamente il sapore ne esce meno intenso). Il risultato è davvero eccellente: in circa mezz’ora di lavoro si possono preparare sformatini individuali che risultano saporiti e scenografici, richiedendo meno attenzioni del soufflè e risultando delicati e saporiti.
La preparazione del pesto agli spinaci è avvolta invece in un alone di incerta attesa. Pensare di condire una pastasciutta con un sugo di spinaci è senz’altro inaspettato, anche se l’accostamento fra spinaci e noce moscata viene caldeggiato da uno delle due menti del blog. La preparazione è altrettanto semplice dell’antipasto, e la logistica della cena ringrazia: in un grilletto (che la seconda cuoca chiama più banalmente ciotola!) è possibile pestare (per i puristi sarebbe d’uopo il mortaio ma la casa di cuoco number one ne è tristemente sfornita) o frullare (per le persone pratiche) circa 300 grammi di spinaci insieme a pinoli, quattro gherigli di noci e del buon pecorino, nel nostro caso sardo DOP. L’olio, come nel pesto alla ligure, rappresenta l’amalgama, mentre la noce moscata conferisce un tono allegro e promette di sorprendere il palato. Anche in questo caso il risultato ci convince fino in fondo, anche per l’uso di bavette di qualità che assorbono bene il sugo e esaltano il nostro lavoro.
A dimostrazione della buona riuscita dei piatti, nulla viene lasciato né nei singoli piatti, né nei piatti di portata! Purtroppo ci siamo scordati di fare le foto, però garantiamo che anche l’occhio era appagato, soprattutto dal bel verde brillante degli spinaci!
Breve nota sui vini: dato il corpo di antipasti e primo optiamo per un dolcetto di Dogliani seguito da un refosco dal peduncolo rosso (cuoco number two è molto divertita dal nome!). Due vini pieni e brillanti, che si sposano bene con i sapori più forti della serata, in particolare il rocquefort, senza però coprire quelli più delicati, ovvero i clafotto ai pomodori e champignon.
Buon appetito!